Negli anni sessanta Gilbert Simondon osservò come le macchine industriali fossero già relais informazionali: introducevano una biforcazione tra la sorgente del lavoro meccanico, l’energia naturale, e la sorgente dell’informazione, il lavoratore. Nel 1963 Romano Alquati elaborò la nozione di informazione valorizzante come ponte tra il valore marxiano e la definizione cibernetica di informazione. Nel 1972 Gilles Deleuze e Félix Guattari descrissero una dimensione macchinica capace di oltrepassare la fabbrica e innervare l’intera società.

Questi strumenti concettuali permettono di usare la macchina di Turing come modello empirico per studiare il capitalismo cognitivo. L’algoritmo diventa così un motore delle nuove forme di valorizzazione, una misura del plusvalore di rete e un punto in cui osservare il conflitto sociale. La macchina informatica non è soltanto una macchina linguistica: opera come relais tra informazione e metadati. Da questa biforcazione emerge una società in cui la raccolta e l’elaborazione dei dati partecipano alle pratiche di controllo.

1. Le macchine industriali erano già macchine informatiche

L’industria moderna separa la fonte dell’informazione dalla fonte dell’energia. Il telaio Jacquard, controllato da schede perforate, mostra come una tecnologia tessile potesse incorporare una sequenza di istruzioni prima ancora dell’informatica elettronica. Questa genealogia collega le prime macchine matematiche alla successiva organizzazione del lavoro attraverso il codice.

La ricostruzione storica degli strumenti informatici consente anche di mettere in discussione una separazione troppo netta tra lavoro materiale e lavoro immateriale. Le macchine incorporano procedure, decisioni e conoscenze; allo stesso tempo, il loro funzionamento dipende da attività umane che continuano a produrre, correggere e trasmettere informazione.

2. Alquati e il plusvalore dell’informazione

Nel lavoro di Romano Alquati sulla fabbrica Olivetti, l’informazione valorizzante indica il sapere che attraversa il processo produttivo e ne sostiene l’organizzazione. La burocrazia e i circuiti cibernetici raccolgono informazioni sul lavoro, le trasformano in procedure e le restituiscono alla macchina come capacità di coordinamento.

In questa prospettiva l’informazione non è un elemento esterno alla forza-lavoro. È una componente delle valutazioni, delle misure e delle decisioni con cui il lavoro modifica il proprio oggetto e l’apparato produttivo. Il codice digitale può quindi essere letto come una forma di cristallizzazione del sapere vivo: rende ripetibili alcune conoscenze e le inserisce nel capitale fisso.

3. La macchina come misura delle relazioni sociali

La macchina non è neutrale rispetto alla divisione del lavoro. Essa prende forma dentro relazioni sociali già esistenti e, nello stesso tempo, le riorganizza a una scala più ampia. La tecnologia non spiega da sola il conflitto: occorre osservare i rapporti collettivi, le competenze e le resistenze che la attraversano.

Da questo punto di vista anche le macchine informatiche possono essere comprese come condensazioni di tensioni sociali. L’infrastruttura digitale sostituisce e riorganizza relazioni cognitive che erano già presenti nella fabbrica e nella cooperazione quotidiana. L’algoritmo non è dunque un oggetto autonomo, ma una forma tecnica di organizzazione.

4. La dimensione macchinica

La nozione di macchinico, in Deleuze e Guattari, permette di descrivere concatenamenti produttivi che non coincidono con il solo dispositivo industriale. Il rischio, tuttavia, è trasformare ogni attività in produzione e cancellare la distinzione tra lavoro vivo, lavoro morto, sfruttamento e autonomia.

Una lettura politica deve mantenere questa distinzione. La conoscenza può essere incorporata nei dispositivi, ma può anche restare diffusa, condivisa e capace di modificare i rapporti che la catturano. Il problema non è stabilire se la tecnologia sia buona o cattiva, bensì comprendere come la cooperazione venga organizzata e valorizzata.

5. L’esodo del sapere vivo dalla fabbrica

Con il postfordismo il sapere non resta confinato alla fabbrica. Competenze linguistiche, relazionali e cognitive attraversano la metropoli, la formazione, i servizi e le reti digitali. Questa diffusione rende più difficile distinguere il luogo della produzione, ma non elimina la questione del lavoro e della sua appropriazione.

Il sapere vivo può diventare capitale quando viene codificato, misurato e trasformato in procedura. Può però anche sostenere forme di autonomia, cooperazione e ricerca comune. La tensione tra queste due direzioni attraversa il dibattito sul capitalismo cognitivo.

6. Il vivente come capitale fisso

Nel modello antropogenetico della produzione, la conoscenza non è soltanto incorporata in macchine materiali. Essa riappare nei corpi, nelle capacità acquisite, nelle relazioni e nelle forme di attenzione. Il vivente contiene così sia la forza-lavoro presente sia sedimentazioni di sapere prodotto nel tempo.

Questa trasformazione non rende la produzione immateriale. Al contrario, mostra quanto le infrastrutture, i corpi e le relazioni siano coinvolti nel processo di valorizzazione. La macchina diventa un intreccio sociale: non soltanto un apparecchio, ma una forma di coordinamento che organizza il lavoro e la conoscenza.

7. La macchina di Turing come motore di valorizzazione

La macchina di Turing offre un modello per descrivere il lavoro informazionale. Essa non rappresenta semplicemente un calcolo astratto: mette in relazione istruzioni, memoria, operazioni e risultati. Il suo interesse politico consiste nel rendere visibile il passaggio dal sapere vivo al sapere codificato.

Si possono distinguere almeno quattro dimensioni intrecciate: energia, informazione, metadati e codice macchinico. Il codice contiene la forma operativa dell’algoritmo; i metadati descrivono l’attività svolta e ne rendono possibile la misurazione. La valorizzazione emerge dall’organizzazione di questi flussi.

8. Il codice digitale è macchinico

Il codice digitale non è soltanto un testo. È anche una sequenza operativa capace di produrre effetti quando viene eseguita. L’algoritmo traduce una procedura in una serie di azioni e collega il linguaggio formale alle pratiche di chi usa, corregge e alimenta il sistema.

In questo senso il codice può essere considerato una macchina in senso marxiano: un apparato che organizza il lavoro, incorpora conoscenze e contribuisce all’amplificazione del valore. La questione decisiva riguarda allora la misura di ciò che viene catturato e il modo in cui il codice trasforma la cooperazione in risultato economico.

9. Plusvalore di rete e società dei metadati

Gli algoritmi che raccolgono informazione e producono informazione sull’informazione occupano una posizione specifica nell’economia digitale. I metadati misurano relazioni, orientano la progettazione dei sistemi e sostengono forme di previsione. Non sono semplici residui tecnici: diventano una risorsa organizzativa e politica.

  1. I metadati misurano il valore delle relazioni sociali. Le interazioni vengono rese leggibili come connessioni, frequenze e comportamenti. Questa rappresentazione può essere usata per costruire nuovi servizi e nuove forme di rendita.
  2. I metadati perfezionano l’intelligenza macchinica. I dati raccolti contribuiscono alla correzione degli algoritmi, alla gestione della conoscenza, alla logistica e al disegno delle interfacce.
  3. I metadati alimentano forme di controllo. La raccolta continuativa consente di osservare tendenze collettive e di anticipare comportamenti, spostando il controllo dalla sorveglianza puntuale alla gestione dei flussi.

Le macchine di Turing possono quindi essere definite come dispositivi per accumulare informazione valorizzante, estrarre metadati, calcolare plusvalore di rete e alimentare intelligenza macchinica. Per comprendere questa dinamica occorre passare dalla superficie delle interfacce alla struttura dei sistemi che catturano e organizzano il comune.

Berlino · ottobre 2011

Bibliografia essenziale

Alquati, Romano. “Composizione organica del capitale e forza-lavoro alla Olivetti”, Quaderni Rossi, 1962–1963.

Caffentzis, George. “Crystals and Analytical Engines: Historical and Conceptual Preliminaries to a New Theory of Machines”, 2007.

Deleuze, Gilles e Guattari, Félix. L’Anti-Edipo e Mille piani.

Marazzi, Christian. Il posto dei calzini e “Capitalismo digitale e modello antropogenetico del lavoro”.

Marx, Karl. Il Capitale e Grundrisse.

Pasquinelli, Matteo. Scritti sul capitalismo cognitivo, il PageRank e il plusvalore di rete.

Simondon, Gilbert. Du mode d’existence des objets techniques.

Virno, Paolo. Scritti sull’intellettualità di massa e il general intellect.