Che il 15 a Roma sia stato attraversato da una sequenza in tre atti è un punto da cui partire. Il primo è apparso come un copione già noto: il tentativo di ricondurre dieci anni di mobilitazioni entro forme di rappresentanza e linguaggi consolidati. Da un lato, la ricerca di una posizione capace di tradurre il conflitto in opinione; dall'altro, una mobilitazione allargata attraverso il filtro dell'antipolitica e della critica al governo di allora, con il rischio di ridurre la crisi a una sola responsabilità.
Il secondo atto è stato segnato dalla rottura della manifestazione. Vetrine danneggiate e incendi hanno occupato la scena, rendendo più difficile leggere la pluralità delle presenze e delle domande che avevano attraversato la giornata.
Il terzo atto si è aperto nella piazza, quando le cariche delle forze dell'ordine hanno prodotto una resistenza che non si è estesa ovunque, ma ha reso visibile un'energia collettiva. A prendervi parte erano persone indebitate, precarie, impoverite e sottoposte a forme diverse di controllo: non una soggettività già organizzata, ma una composizione frammentata, capace di riconoscersi per un momento nella protesta.
È qui che emerge la questione politica: come organizzare ciò che non è organizzato? Come dare continuità a una soggettività che appare nella piazza in forma reattiva, senza comprimerne le passioni dentro un circuito di rappresentanza già definito?
La partecipazione di massa porta con sé un'ambivalenza. Da una parte si affaccia il desiderio di un soggetto comune; dall'altra permane una forma di passività, o di protagonismo mediato, che osserva il conflitto senza riuscire a trasformarlo in percorso condiviso.
La giornata del 15 va collocata dentro questa tensione: una composizione sociale nuova, fatta anche di giovani precari e figli di precari per i quali l'assenza di futuro è diventata una condizione materiale, e una composizione politica che si presenta come compito ancora aperto. Non si tratta di riportare ogni differenza a una rappresentanza, ma di cercare forme organizzative capaci di attraversare ciò che resta irriducibile e non ancora nominato.
Nota d'archivio: il testo è stato pubblicato nel 2011 e viene presentato come documento del dibattito seguito alla mobilitazione del 15 ottobre.