Questo saggio interroga il significato contemporaneo della sinistra e la sua capacità di agire dentro una crisi profonda delle istituzioni rappresentative. Il punto di partenza è la distanza tra le promesse di uguaglianza e libertà e il funzionamento concreto delle politiche economiche, sociali e militari.
1. Che cosa è stata la sinistra?
Nel quadro neoliberale, la distinzione tra sinistra e destra si è spesso assottigliata. La difesa del welfare è stata subordinata ai vincoli finanziari e alla conservazione dell'ordine sociale; sul terreno internazionale, posizioni formalmente diverse hanno finito per sostenere pratiche di guerra e controllo. La questione non è però abbandonare l'idea di sinistra, ma comprenderla come una forza capace di trasformare le condizioni comuni della vita.
Il vecchio modello della sinistra, diviso tra lotta e governo, incontra il limite di istituzioni che assorbono e neutralizzano i tentativi di cambiamento. Da qui nasce la necessità di pensare una potenza costituente: un processo aperto che produca nuove forme di democrazia e organizzazione sociale.
2. Le illusioni della riforma dall'alto
L'esperienza della presidenza Obama viene discussa come esempio della difficoltà di trasformare le aspettative di riforma in risultati duraturi. Di fronte alla crisi finanziaria, alle guerre e alla riforma sanitaria, l'esecutivo ha operato dentro strutture di potere che hanno limitato l'orizzonte del cambiamento.
Il problema non riguarda soltanto un singolo governo. Negli Stati Uniti e in Europa l'espansione dell'esecutivo ha progressivamente ridotto il peso degli altri poteri, mentre burocrazie, apparati economici e dispositivi di sicurezza hanno acquistato autonomia. Le scadenze elettorali non coincidono più con i tempi necessari a riformare la società.
3. I tre poteri in crisi
Anche il potere giudiziario non può essere considerato automaticamente una forza costituente. In alcuni momenti di crisi le corti hanno favorito riforme sociali, ma il loro ruolo resta legato a una struttura istituzionale che tende a riprodurre l'ordine esistente.
La crisi più evidente riguarda il parlamento. La rappresentanza legislativa appare indebolita nella capacità di proporre progetti sociali e di controllare le decisioni economiche e militari. La sfiducia verso i partiti cresce proprio perché essi non riescono a costruire un rapporto efficace con una società attraversata da debito, migrazioni, crisi climatica e trasformazioni del lavoro.
Rinnovare la rappresentanza richiede quindi nuove forme di discussione civile e nuovi soggetti organizzati dal basso verso l'alto. Non basta modificare le regole elettorali: occorre riaprire un processo democratico capace di restituire potere alla società.
4. Conservatorismo della sinistra, riformismo della destra
I partiti della sinistra istituzionale sono descritti come incapaci di oltrepassare la lamentela e la difesa di un passato idealizzato. Mentre movimenti populisti, pur portatori di contenuti spesso regressivi, intercettano la crisi della rappresentanza, la sinistra non riesce a proporre una trasformazione costituzionale all'altezza del problema.
Le mobilitazioni transnazionali emerse nel 2011 hanno invece concentrato l'attenzione sulla democrazia e sulla possibilità di costruire nuove forme di decisione collettiva. Il loro significato non sta nella restaurazione delle istituzioni esistenti, ma nell'apertura di un processo costituente.
5. Può la sinistra diventare un potere costituente?
Il potere costituente deve affrontare anzitutto il conflitto tra la proprietà privata e una produzione sempre più sociale. Conoscenza, informazione e cooperazione sono beni generati collettivamente; la loro chiusura in forme proprietarie ostacola la produttività e sottrae ricchezza alla vita comune.
Un secondo terreno è il valore cognitivo del lavoro. Formazione, università e comunicazione dovrebbero diventare strumenti di autoformazione e integrazione sociale, non semplici settori subordinati alla rendita. La libertà di espressione dipende anche dalla possibilità di rendere condivisi i mezzi attraverso cui la conoscenza viene prodotta.
Il terzo punto riguarda il superamento della rappresentanza come professione. L'estensione della democrazia diretta deve comprendere la sicurezza della vita comune, la tutela della privacy e il controllo democratico delle istituzioni.
Un quarto tema è il federalismo: distribuire il potere sul territorio, avvicinare le decisioni alle comunità e riconoscere la pluralità delle figure sociali e produttive. Se esistono ancora ragioni per la sinistra, esse riguardano la partecipazione di base a un processo sempre aperto, non la selezione di gruppi dirigenti.
Infine, le regole costituzionali devono poter seguire le trasformazioni della società. La governance della vita comune non può essere separata dai cambiamenti del lavoro, della produzione e dei bisogni sociali.
6. La riappropriazione sociale del comune
Le lotte contro la crisi economica e politica mostrano una domanda di democrazia radicale. Movimenti diversi sono accomunati dal tentativo di ricomporre le popolazioni intorno a bisogni condivisi, reddito, cittadinanza e riappropriazione sociale della produzione.
Il comune non è una condizione spontanea. Come una risorsa condivisa richiede strumenti per la distribuzione e l'uso, così la vita sociale fondata sul comune deve essere organizzata attraverso istituzioni democratiche e partecipazione. L'accesso e la gestione devono procedere insieme.
La sinistra può ritrovare consistenza soltanto se assume questo terreno e lavora a una nuova costituzione del comune, oltre la semplice difesa delle costituzioni ereditate. Il processo non può essere affidato a un'autorità esterna: deve emergere dalle lotte, dalle pratiche collettive e da un'assemblea costituente capace di rappresentarle.