Milano, 3–4 dicembre 2011. Il programma e l'archivio audio sono disponibili alla pagina dedicata al seminario; i materiali raccolti si trovano nella sezione Materiali.
Tra proteste e occupazioni di piazza che mettono in scena il desiderio di un nuovo modo di stare nel mondo, l'austerità viene proposta come risposta generalizzata alla crisi. Restrizioni economiche e impoverimento rendono necessario discutere, in una dimensione transnazionale, delle condizioni future della vita sociale e del lavoro.
Il seminario parte da una domanda politica: come leggere le trasformazioni dell'accumulazione contemporanea quando lo sfruttamento coinvolge l'intera esistenza? La precarizzazione e l'espropriazione del tempo mostrano che ciò che chiamiamo comune — relazioni, conoscenze, cura, ambiente e capacità cooperativa — è continuamente prodotto e sottratto.
Per questo il commonfare, inteso come welfare del comune, viene proposto come terreno di istituzione e di riappropriazione della ricchezza generata dalla cooperazione sociale. Non si tratta soltanto di estendere le prestazioni esistenti, ma di ripensare il rapporto tra reddito, accesso ai beni comuni e autodeterminazione collettiva.
Il reddito e la remunerazione del comune
La prima linea di discussione riguarda la definizione del commonfare e la sua differenza rispetto al workfare e al welfare pubblico. Nel contesto italiano, elementi di condizionalità del lavoro convivono con una tradizione familistica e con il trasferimento di responsabilità verso soggetti privati. Un'alternativa viene individuata nell'esistenza di un reddito di base incondizionato e nell'accesso libero, o tendenzialmente gratuito, ai beni comuni materiali e immateriali.
Il seminario non intende ripetere le ragioni già ampiamente discusse a favore del reddito di base. L'attenzione si concentra piuttosto sulla remunerazione del comune: il rapporto tra moneta, reddito e cooperazione sociale; il legame tra precarietà, attività produttiva e reddito; l'accesso al credito; l'insolvenza come possibile forma di conflitto monetario; infine, i costi e le condizioni territoriali di una politica di reddito.
Beni comuni e riproduzione sociale
La seconda tematica riguarda l'accesso ai beni comuni naturali — acqua, aria, energia, ambiente e territorio — e a quelli immateriali, come salute, formazione, cultura, conoscenza, socialità e riproduzione. Questi beni costituiscono forme di reddito indiretto e condizioni essenziali per l'emancipazione individuale e collettiva.
La loro gestione apre interrogativi sulla relazione tra pubblico e comune. Sanità, istruzione, cura e organizzazione del territorio sono al tempo stesso servizi essenziali e ambiti sottoposti a processi di valorizzazione. Il testo richiama esperienze di autogestione formativa, pratiche territoriali, organizzazione dei servizi e forme di cooperazione nate nei movimenti.
La riproduzione sociale è il punto in cui queste tensioni diventano più evidenti. Le forme familiari e istituzionali non sono considerate naturali o immutabili: organizzano ruoli, distribuiscono responsabilità e possono riprodurre gerarchie. Analizzarle criticamente significa interrogare le condizioni materiali e affettive attraverso cui la vita viene sostenuta e resa produttiva.
La governance del commonfare
La terza tematica concerne la governance dei beni comuni e la definizione istituzionale del commonfare. La questione è individuare un confine mobile tra diritto privato e diritto pubblico, capace di aprire uno spazio per un diritto del comune.
Resta da discutere se tale governance debba essere autorganizzata o se richieda un intermediario istituzionale; e, in quest'ultimo caso, quale livello territoriale debba assumere responsabilità nell'attuazione delle politiche. Il problema non è costruire uno schema rigido, ma definire rapporti flessibili con le istituzioni pubbliche, creando la forza necessaria per aprire vertenze e garantire accesso e libera fruizione dei beni comuni.
Il seminario raccoglie dunque tre percorsi collegati: la remunerazione della cooperazione sociale, l'accesso ai beni comuni e la costruzione delle istituzioni capaci di sostenerli. Il documento resta un materiale storico per leggere un passaggio del dibattito sul welfare, sulla precarietà e sulle forme del comune.