Questo saggio prende in esame il rapporto tra trasformazioni del mercato del lavoro e trasformazioni delle politiche di welfare. Il punto di partenza è la crisi del paradigma fordista e la necessità di osservare gli aspetti qualitativi della prestazione lavorativa: conoscenza, relazione, apprendimento, mobilità e cooperazione.

L'analisi sostiene che la precarietà non possa essere letta soltanto come riduzione delle garanzie contrattuali. Essa riguarda anche la continuità biografica, la disponibilità del tempo e la possibilità di accedere alle risorse sociali che rendono produttiva la cooperazione.

1. Capitalismo cognitivo e lavoro cognitivo

Nel capitalismo cognitivo la produzione di valore non dipende esclusivamente dalla fabbricazione di beni materiali. Acquistano rilievo conoscenze, linguaggi, capacità relazionali e facoltà creative, elementi difficili da misurare con gli strumenti ereditati dall'organizzazione industriale.

La produzione assume forme reticolari: filiere, servizi, infrastrutture comunicative e territori sostituiscono il modello della fabbrica come unico centro dell'organizzazione. La divisione del lavoro diventa anche divisione delle conoscenze, mentre la prestazione è segnata da mobilità e contrattazione individuale.

Le dimensioni del lavoro cognitivo

  • Riflessività. La prestazione modifica le procedure con cui si realizza e produce nuova conoscenza.
  • Relazionalità. Il lavoro richiede scambio, interpretazione e trasmissione di saperi.
  • Spazialità e reticolarità. La produttività nasce dentro reti di relazioni, non soltanto nell'atto individuale.
  • Formazione e apprendimento. Le informazioni di base e l'esperienza costruiscono competenze differenti.
  • Coordinamento. La cooperazione dipende dalle interazioni umane e può generare tanto gerarchie quanto forme collaborative.

Queste dimensioni producono una tensione: la cooperazione sociale è indispensabile, ma la prestazione viene spesso individualizzata. La forza-lavoro appare quindi come una pluralità di differenze, non riconducibile a un'unica figura contrattuale o professionale.

2. Nuovi bisogni: reddito e beni comuni

Il testo confronta tre orientamenti: il workfare, il welfare pubblico di matrice universalistica e alcune forme intermedie, come la flexicurity e il welfare familistico. La questione centrale è come rispondere contemporaneamente alla precarietà e al fatto che la ricchezza dipende dalla cooperazione sociale.

In questa prospettiva, la continuità del reddito è distinta dall'assistenza condizionata. Un reddito di base viene discusso come riconoscimento della produttività sociale e come strumento capace di ampliare la libertà di scelta, insieme a una soglia salariale che impedisca di trasferire il rischio sulle persone.

La seconda dimensione riguarda i beni comuni: istruzione, salute, conoscenza, comunicazione, mobilità, socialità e abitazione. L'accesso a queste risorse non è un elemento esterno al lavoro, ma una condizione della cooperazione e della riproduzione della vita.

3. Il welfare del comune

Il commonfare viene proposto come una forma di welfare coerente con la natura sociale della produzione. Il suo obiettivo è sottrarre i beni essenziali alla sola logica dello scambio e costruire condizioni di autonomia materiale.

La proposta comprende quattro direzioni: garantire l'accesso ai beni materiali e ai servizi di base; rendere il credito meno dipendente dalla posizione contrattuale; favorire la libera circolazione della conoscenza; promuovere forme democratiche di partecipazione alla gestione dei beni pubblici.

In sintesi, il welfare del comune combina continuità del reddito e accesso ai beni comuni. Il testo presenta questa combinazione come una condizione per scegliere, cooperare e ridurre la dipendenza economica.

4. Una mappa dei bisogni sociali

BisognoRisorsa da garantire
RedditoContinuità del reddito e sostegno alla riproduzione delle vite singolari.
CreditoDisponibilità di liquidità per necessità occasionali e percorsi autonomi.
FormazioneStrumenti, luoghi e accesso all'istruzione e alla produzione collettiva di sapere.
InformazioneAccesso libero ai contenuti e riduzione dei vincoli proprietari.
ComunicazioneAccesso ai canali attraverso cui circolano cultura e relazioni sociali.
MobilitàServizi che rendano possibile il movimento sul territorio.
SocialitàSpazi comuni per la cura delle reti relazionali.
AlloggioDisponibilità di uno spazio adeguato alla vita e alla sua organizzazione.

5. Gli aspetti politici

Il saggio conclude che un nuovo compromesso sociale incontra ostacoli economici e politici. L'internazionalizzazione della produzione, la difficoltà di misurare la produttività immateriale e la frammentazione delle forme di rappresentanza rendono più complessa una redistribuzione fondata sui vecchi criteri industriali.

La conclusione non propone una soluzione istituzionale definitiva. Indica piuttosto una tensione teorica: reddito, conoscenza e beni comuni possono diventare strumenti di autonomia, ma la loro realizzazione dipende dalla capacità collettiva di trasformare i rapporti sociali che ne regolano l'accesso.


Nota editoriale: il testo è conservato come documento d'archivio. Le categorie e le proposte appartengono al contesto storico della pubblicazione e sono presentate per favorire studio e discussione nel presente.

Pubblicato originariamente in un volume collettivo dedicato all'economia della precarietà.